L’orienteering è una di quelle discipline che riescono a raccontare perfettamente un cambiamento più ampio nel modo di vivere lo sport. Non soltanto allenamento e prestazione fisica, ma esperienza, territorio, capacità decisionale e contatto con la natura.
In un momento in cui cresce l’interesse per attività outdoor, turismo attivo e discipline praticabili lontano dagli impianti sportivi tradizionali, l’orienteering rappresenta un esempio particolarmente interessante. Si corre, si cammina, si osserva e soprattutto si decide.
L’obiettivo non è semplicemente arrivare per primi, ma individuare una serie di punti di controllo seguendo un percorso attraverso una mappa topografica e utilizzando capacità di orientamento che diventano parte integrante della competizione.
Non basta correre: bisogna scegliere
È proprio questo elemento a rendere l’orienteering diverso da molte altre discipline sportive.
Durante una gara l’atleta deve interpretare il territorio, individuare la propria posizione, scegliere il percorso più efficace per raggiungere il controllo successivo e modificare rapidamente la strategia quando necessario.
La distanza più breve, infatti, non coincide necessariamente con quella più veloce. Un sentiero leggermente più lungo può essere preferibile a un tratto particolarmente ripido, a una zona con vegetazione difficile da attraversare o a un percorso tecnicamente più complesso.
Si crea così una combinazione continua tra prestazione atletica e capacità mentale. L’atleta deve mantenere lucidità anche sotto sforzo, leggere correttamente la carta e prendere decisioni in pochi secondi. Una caratteristica che rende l’orienteering interessante anche dal punto di vista della concentrazione, della gestione dello stress e della capacità di problem solving.
Un campo di gara che cambia continuamente
Uno degli aspetti più affascinanti è probabilmente l’assenza di un campo di gioco tradizionale.
Un bosco può diventare un percorso di gara. Lo stesso può avvenire all’interno di un parco, su un territorio montano oppure, in alcune competizioni, tra le strade e gli edifici di un centro storico.
Il territorio non fa quindi semplicemente da sfondo alla competizione: diventa parte dello sport.
Ogni ambiente presenta caratteristiche differenti e obbliga l’atleta ad adattarsi. È anche per questo che due gare di orienteering difficilmente possono essere considerate identiche.
Per chi vuole conoscere nel dettaglio questa disciplina, SportSuite ha pubblicato una guida completa dedicata a che cos’è l’orienteering e come funziona, con un approfondimento sulle caratteristiche dello sport e sulle modalità con cui viene praticato.
Perché l’orienteering intercetta alcuni dei trend dello sport contemporaneo
Il successo delle attività outdoor non riguarda soltanto gli sportivi agonisti. Sempre più persone cercano esperienze che consentano di muoversi, trascorrere tempo all’aria aperta e scoprire contemporaneamente nuovi territori.
Trekking, trail running, ciclismo, cammini, escursionismo e sport acquatici hanno progressivamente ampliato il proprio pubblico. L’orienteering si inserisce nello stesso scenario, aggiungendo però una componente ulteriore: il territorio deve essere interpretato.
Questo permette alla disciplina di assumere anche una forte dimensione esperienziale.
Non è difficile immaginare, ad esempio, percorsi organizzati all’interno di borghi, parchi naturali o aree turistiche nei quali lo sport diventi anche uno strumento per conoscere luoghi normalmente attraversati in maniera completamente differente.
Dallo sport al turismo esperienziale
Proprio il rapporto con il territorio rende l’orienteering interessante anche oltre l’ambito strettamente agonistico.
Negli ultimi anni il turismo sta attribuendo sempre maggiore valore alle esperienze. Il visitatore non vuole necessariamente limitarsi a osservare un luogo, ma desidera attraversarlo, comprenderlo e viverlo.
Un percorso di orientamento può trasformare una visita a un parco o a un borgo in un’attività interattiva, nella quale monumenti, sentieri e punti di interesse diventano tappe di un’esperienza.
La stessa logica può essere utilizzata per iniziative dedicate alle famiglie, agli studenti, alle aziende e ai gruppi.
L’orienteering ha infatti caratteristiche che si prestano anche alla costruzione di attività di team building: bisogna collaborare, analizzare informazioni, individuare soluzioni e raggiungere un obiettivo.
Uno sport accessibile anche a chi vuole semplicemente provare
L’immagine dell’atleta che corre nel bosco con carta e bussola rappresenta soltanto una parte del mondo dell’orienteering.
La disciplina può essere praticata con livelli di difficoltà molto differenti. Questo permette di creare esperienze adatte agli agonisti ma anche percorsi introduttivi per chi vuole semplicemente provare qualcosa di nuovo.
Ed è probabilmente uno dei suoi principali punti di forza.
Il primo approccio non richiede necessariamente la ricerca della prestazione. Può essere una passeggiata nella natura nella quale imparare a leggere una carta, riconoscere punti di riferimento e raggiungere progressivamente i controlli previsti.
Successivamente velocità, tecnica e capacità strategica possono trasformare quella stessa esperienza in una vera competizione.
Sport, tecnologia e nuove modalità di raccontare le discipline
Anche il modo con cui scopriamo nuovi sport sta cambiando.
Piattaforme verticali, community e contenuti digitali consentono oggi di conoscere discipline che in passato rimanevano spesso circoscritte alle federazioni, alle associazioni o agli appassionati.
È uno degli elementi più interessanti della trasformazione digitale applicata allo sport: la possibilità di mettere in relazione atleti, professionisti, aziende, organizzatori e persone semplicemente curiose di provare una nuova attività.
In questo scenario piattaforme specializzate come SportSuite contribuiscono alla diffusione di informazioni e approfondimenti anche su discipline meno presenti nella comunicazione sportiva generalista.
L’orienteering ne è un esempio particolarmente efficace.
Dietro una mappa e alcuni punti di controllo si nasconde infatti uno sport molto più moderno di quanto potrebbe sembrare: attività fisica, capacità decisionale, scoperta del territorio e componente esperienziale convivono all’interno della stessa disciplina.
Ed è proprio questa contaminazione tra mondi differenti che potrebbe renderlo sempre più interessante per una nuova generazione di sportivi.
